Su questa domanda ho passato più ore di quante vorrei ammettere, quasi sempre seduto dall'altra parte di un tavolo con un imprenditore che aveva già letto una decina di articoli online e ne era uscito più confuso di prima. Shopify o WooCommerce. La cerchi su Google e trovi cinquanta pagine che ti dicono tutte la stessa cosa in ordine diverso, con la tabellina dei pro e dei contro e la conclusione che dipende dalle tue esigenze. Grazie tante, verrebbe da dire.
Quello che provo a fare qui è diverso: ti racconto quali domande faccio io prima di consigliare una strada, perché sono quelle domande che spostano la decisione, non le funzionalità elencate nei listini. In questi anni ho messo online negozi con tutte e due le piattaforme, ne ho ereditati parecchi fatti da altri, e in tre o quattro casi ho accompagnato un cliente nel passaggio da una all'altra, che è l'esperienza più istruttiva di tutte perché ti fa vedere con i tuoi occhi cosa si guadagna e cosa si perde.
Prima però ti dico la cosa che conta di più è che quasi nessuno ti dice: la piattaforma non è la variabile che decide se il tuo negozio online vende. Ho visto negozi su Shopify fermi a due ordini al mese e negozi su WooCommerce che fatturavano bene, e ho visto anche l'esatto contrario. Quello che decide sono le foto dei prodotti, le descrizioni, i tempi di spedizione, il prezzo, la fiducia che riesci a trasmettere e quanto lavori per farti trovare. La piattaforma decide quanto ti costa gestire tutto questo nei tre anni successivi. È una questione di gestione, non di vendita.
Le sei domande che faccio prima di aprire bocca
Quando un cliente mi chiama per un ecommerce, la prima mezz'ora non parlo di piattaforme. Faccio domande, e dalle risposte la scelta di solito viene fuori quasi da sola. Te le elenco così come le faccio, perché puoi rispondertele anche da solo mentre leggi.
- Quanti prodotti hai davvero, e quanto spesso cambiano prezzo o disponibilità?
- Vendi anche in negozio o all'ingrosso, e se sì con che gestionale segui il magazzino?
- Chi carica i prodotti e chi risponde alle mail dei clienti: tu, una persona in ufficio, nessuno?
- Hai bisogno di cose strane tipo prodotti configurabili, prezzi diversi per cliente, vendita a peso, noleggio?
- Quanto sei disposto a spendere ogni mese senza doverci pensare, e quanto invece una tantum?
- Tra due anni, se chi ti ha fatto il sito sparisse, chi ci metterebbe le mani?
L'ultima domanda è quella che i clienti non si aspettano mai e che secondo me pesa più di tutte le altre messe insieme. Un negozio online non è un progetto che finisce il giorno del lancio, è una cosa viva che va aggiornata, riparata e modificata per anni. Scegliere una tecnologia significa scegliere anche chi potrà occuparsene. Se hai un nipote che smanetta con WordPress hai una risorsa in casa. Se non hai nessuno e non vuoi avere nessuno, questo indirizza parecchio.
Cosa vuol dire davvero avere Shopify
Shopify è un servizio in abbonamento: paghi ogni mese e loro ti danno il negozio già in piedi, con l'hosting, la sicurezza, gli aggiornamenti e l'assistenza. Tu carichi i prodotti e vendi. Detto così sembra la soluzione perfetta per chiunque, e per un certo tipo di azienda lo è davvero. La cosa che apprezzo di più, dopo anni di manutenzioni, è che non ti svegli mai la mattina con il negozio giù perché un aggiornamento ha litigato con un altro.
Il secondo vantaggio grosso, meno raccontato, è la parte dei pagamenti e del checkout. Il loro processo di acquisto è stato limato per anni su milioni di ordini e funziona bene, soprattutto da telefono, che oggi è dove avviene la maggior parte degli acquisti. Con i clienti che vendono prodotti semplici a privati questo si sente nei numeri: meno carrelli abbandonati a parità di tutto il resto.
I limiti ci sono e li vedo sempre negli stessi punti. Il primo è la fatturazione italiana: la fattura elettronica, lo split payment, il regime forfettario, le ritenute, l'esterometro sono roba nostra e su Shopify si risolvono con app di terze parti che costano ogni mese e che vanno scelte con attenzione. Non è impossibile, si fa tutti i giorni, ma è un pezzo in più da mantenere. Il secondo è la personalizzazione profonda: finché resti dentro le regole del gioco vai veloce, quando devi uscirne inizi a combattere. Il terzo sono i costi che crescono a strati, e su questo ci torno dopo perché merita un discorso suo.
Cosa vuol dire davvero avere WooCommerce
WooCommerce è un componente che si installa dentro WordPress e trasforma il sito in un negozio. Il software non si paga, ma questo è il punto che confonde tutti: gratis è la licenza, non il progetto. Devi comunque pagare un hosting serio, che per un ecommerce non è quello da trenta euro l'anno, i plugin professionali per spedizioni e fatturazione, e soprattutto qualcuno che tenga insieme il tutto. Chi ti vende WooCommerce dicendoti che costa zero ti sta raccontando metà storia.
Quello che ottieni in cambio è il controllo totale. Puoi fare qualsiasi cosa, perché il codice è tuo e sta su un server tuo. Nei casi in cui il cliente ha esigenze fuori standard, e nelle aziende italiane è più la norma che l'eccezione, questa lìbertà vale tantissimo. Ti faccio esempi veri presi dai miei clienti: prezzi differenziati per i rivenditori con login dedicato, prodotti venduti a metro lineare con calcolo dello sfrido, disponibilità sincronizzata con un gestionale vecchio di quindici anni che parla solo tramite file di testo, spedizioni calcolate su una tabella fatta a mano per zone della Riviera. Tutte cose che su Shopify avrei dovuto piegare o rinunciare.
Il prezzo di questa lìbertà è la manutenzione. WordPress e WooCommerce si aggiornano spesso, i plugin pure, e ogni tanto due aggiornamenti si pestano i piedi. Serve qualcuno che tenga d'occhio, faccia i backup, controlli la sicurezza e sappia rimettere in piedi le cose quando si rompono. Se quel qualcuno non c'è, nel giro di un anno e mezzo il negozio diventa fragile. Ne ho recuperati diversi in quello stato, con venti plugin scaduti e nessun backup: si risolve sempre, ma si spende molto più di quanto sarebbe costata una manutenzione ordinaria.
I costi veri, con le cifre che vedo nei preventivi
Qui provo a essere concreto, sapendo che ogni progetto fa storia a se è che i listini cambiano. I numeri che ti metto sono ordini di grandezza che uso io per far ragionare un cliente, non preventivi. La cosa importante da capire è che i due modelli distribuiscono la spesa in modo diverso nel tempo: uno ti chiede di più ogni mese, l'altro di più all'inizio e alle manutenzioni.
| Voce di spesa | Shopify | WooCommerce |
|---|---|---|
| Canone piattaforma | Da circa 30 a 100 euro al mese secondo il piano | Nessuno, il software non si paga |
| Hosting | Compreso | Da 200 a 800 euro l'anno per un hosting adatto a un negozio |
| Commissione sugli ordini | Presente se non usi il loro sistema di pagamento | Solo quelle del gestore di pagamento che scegli |
| App e plugin | Spesso in abbonamento mensile, si sommano in fretta | Spesso licenza annuale, in media meno cara |
| Fatturazione elettronica | App esterna a canone | Plugin dedicato, di solito licenza annuale |
| Manutenzione tecnica | Quasi nulla, se ne occupano loro | Da mettere a budget ogni mese o ogni trimestre |
| Realizzazione iniziale | Più bassa a parità di risultato | Più alta se serve qualcosa di su misura |
La trappola in cui vedo cadere più spesso chi sceglie l'abbonamento è la somma delle app. Si parte con il piano base, poi serve l'app per le recensioni, quella per le spedizioni italiane, quella per la fattura, quella per le iscrizioni alla newsletter, quella per i prodotti correlati. Ognuna costa poco, dieci o quindici euro al mese, e dopo sei mesi il conto è triplicato senza che nessuno se ne sia accorto. Quando faccio il check a un cliente che già vende online, una delle prime cose che guardo è proprio l'elenco degli abbonamenti attivi: trovo quasi sempre roba che paga e non usa più.
Dall'altra parte la trappola tipica è diversa: il negozio costruito bene tre anni fa, mai più toccato perché tanto funziona, e poi un giorno si rompe il pagamento perché il gestore ha cambiato le regole e il plugin era fermo a due versioni indietro. Il costo di quella giornata, tra ordini persi e lavoro urgente, supera quello che sarebbe costata la manutenzione di un anno intero.
Quando consiglio una e quando consiglio l'altra
Provo a mettere giù le regole pratiche che uso, con l'avvertenza che sono indicazioni e non leggi. Consiglio l'abbonamento quando l'azienda vende prodotti abbastanza semplici a clienti privati, ha poche decine o poche centinaia di articoli, non ha in casa nessuno che voglia occuparsi di tecnica e preferisce una spesa mensile prevedibile. Consiglio la strada open quando ci sono integrazioni con il gestionale, logiche di prezzo particolari, vendita mista a privati e rivenditori, un sito ricco di contenuti già esistente o un magazzino che non si può gestire a mano.
C'è poi un terzo caso che sento spesso e che tratto a parte: l'azienda che vende soprattutto su Amazon o su altri portali e vuole un negozio suo per non dipendere solo da loro. In quella situazione la scelta pesa meno, perché il lavoro vero sarà sincronizzare gli stock e non far arrivare ordini per roba che hai già venduto altrove. Li guardo quale delle due dialoga meglio con il sistema che già usano per gestire i portali, e decido da quello.
- Pochi prodotti, clienti privati, nessuno in casa che smanetta: l'abbonamento ti toglie pensieri.
- Gestionale da collegare, listini per rivenditore, prodotti configurabili: meglio la strada su misura.
- Sito WordPress già esistente con contenuti e posizionamento buono: aggiungere il negozio lì dentro ha senso.
- Vendita internazionale con tante valute e lingue: valuta bene, entrambe si fanno ma cambiano i costi.
- Budget iniziale piccolo ma voglia di partire subito: l'abbonamento accorcia i tempi.
- Prodotti che cambiano prezzo ogni giorno in base a fornitori o cambi: serve automazione, quindi integrazione.
Le due migrazioni che mi hanno insegnato di più
Un'azienda di arredamento della zona era partita con la piattaforma in abbonamento perché voleva essere online in fretta, scelta giusta in quel momento. Dopo due anni però avevano iniziato a vendere anche ai negozi con prezzi riservati e a produrre mobili su misura con decine di combinazioni. Ogni nuova esigenza si risolveva con un'app e con un pezzo di codice attaccato con lo scotch. Quando abbiamo fatto i conti, tra abbonamenti e ore di adattamenti spendevano più di quanto sarebbe costato rifarlo. Abbiamo migrato, con tutta la fatica del caso, e oggi hanno un sistema che fa quello che serve a loro.
Poi c'è la storia opposta, che mi ha tolto ogni tentazione di fare il tifo. Un piccolo produttore alimentare aveva un negozio open gestito da un'agenzia che aveva chiuso. Nessuno lo aggiornava, il sito andava giù ogni due settimane, il titolare passava più tempo a inseguire problemi tecnici che a vendere. Non aveva integrazioni particolari, sessanta prodotti e basta. Gli ho consigliato di passare all'abbonamento e di non pensarci più. È stata la cosa migliore per lui, anche se significava rinunciare a un po' di libertà che comunque non stava usando.
La lezione che ho portato a casa da tutte e due è semplice: la scelta giusta è quella che sta in piedi con le persone che hai davvero, non con quelle che vorresti avere. Se il negozio richiede una cura che nessuno gli darà, è la scelta sbagliata anche se sulla carta è la più potente.
Quello che devi guardare comunque, qualunque strada prendi
Alla fine dei conti ci sono cose che pesano sul risultato molto più della piattaforma e che valgono identiche in entrambi i casi. Le metto qui perché sono quelle su cui ti conviene spendere energie e soldi prima di tutto il resto.
Le foto dei prodotti sono la prima. Un negozio online vende con le immagini, e la differenza tra foto fatte col telefono sul bancone e foto fatte bene si vede nel fatturato, non nei complimenti. La seconda sono le descrizioni: non il testo copiato dal catalogo del fornitore, ma quello che diresti a un cliente in negozio, misure vere, materiali, per chi va bene e per chi no. La terza sono le spedizioni: tempi dichiarati chiari, costi visibili prima del carrello, una pagina che spiega cosa succede se il pacco arriva rotto. La quarta è la pagina dei contatti con un telefono vero: nelle aziende italiane molte vendite partono da una telefonata anche quando l'ordine poi si chiude online.
Se queste quattro cose sono a posto, il tuo negozio funzionerà decentemente su tutte e due le piattaforme. Se mancano, non c'è tecnologia che ti salvi, e te lo dice uno che di soldi li fa costruendo siti.
Le domande che mi fanno più spesso
Sono le domande che tornano quasi identiche in ogni primo incontro su un progetto di negozio online.
Posso iniziare con l'abbonamento e cambiare dopo se cresco?
Sì, si può fare e l'ho fatto più volte, ma voglio che tu sappia cosa comporta perché non è indolore. I prodotti e i clienti si esportano e si reimportano senza grandi drammi. Gli ordini storici si portano dietro a fatica e spesso si decide di tenerli solo come archivio. La parte delicata sono gli indirizzi delle pagine: se cambiano tutti senza un lavoro di reindirizzamento fatto bene, il posizionamento che hai costruito su Google si perde e servono mesi per recuperarlo. Considera la migrazione un progetto vero, con il suo preventivo, non una cosa da fare in un fine settimana. Detto questo, partire con la soluzione semplice e cambiare quando serve è una strategia sensata se la tua priorità oggi è essere online in fretta e capire se il mercato risponde.
La fattura elettronica italiana funziona su entrambe?
Sì, su entrambe, ma con strade diverse e vale la pena capirle prima di firmare. Nel mondo open esistono plugin dedicati che si collegano al tuo commercialista o al servizio di fatturazione che già usi, si pagano una volta l'anno e coprono anche i casi particolari come il forfettario o il cliente estero. Nel mondo in abbonamento si usano app di terze parti a canone mensile, scritte spesso da piccoli sviluppatori italiani, che funzionano bene ma vanno scelte guardando da quanto tempo sono sul mercato e che assistenza offrono. In tutti e due i casi il consiglio è lo stesso: parla con il tuo commercialista prima di decidere, perché se usa un gestionale specifico conviene scegliere lo strumento che ci dialoga già.
Con quale delle due mi posiziono meglio su Google?
Con quella su cui lavori meglio, e non è una risposta furba per non rispondere. Tecnicamente oggi sono entrambe in grado di fare quello che serve: indirizzi leggibili, titoli e descrizioni modificabili, dati strutturati dei prodotti, velocità accettabile. La differenza vera la fa il contenuto e nel mondo dei contenuti il vantaggio ce l'ha WordPress, perché gestire articoli, guide e pagine di approfondimento è il mestiere per cui è nato. Se la tua strategia è vendere anche grazie a contenuti che rispondono alle domande dei clienti, quel vantaggio si sente. Se invece vendi prodotti che la gente cerca già per nome, conta molto di più avere schede prodotto complete e recensioni vere.
Quanto ci vuole per aprire un negozio online?
Per la parte tecnica, molto meno di quello che pensi: un negozio con qualche decina di prodotti si mette in piedi in tre o quattro settimane con la piattaforma in abbonamento, in sei o otto se è costruito su misura con integrazioni. Il tempo vero lo mangiano le cose tue: le foto dei prodotti, i testi, la decisione sui costi di spedizione, l'apertura del conto per i pagamenti, la scelta del corriere. Nei progetti che ho seguito, quando si sfora è quasi sempre perché il materiale dei prodotti arriva a pezzi in tre mesi. Se ti organizzi una giornata di fotografo e un pomeriggio per i testi prima di iniziare, i tempi si dimezzano.
Ho già un sito WordPress: conviene aggiungerci il negozio?
Nella maggior parte dei casi sì, a due condizioni. La prima è che il sito attuale sia in buona salute: tema aggiornato, hosting decente, nessun accumulo di plugin abbandonati. La seconda è che sia veloce, perché un negozio pesa di più di un sito vetrina e se parti già lento peggiori. Se il tuo sito è in ordine, aggiungere la parte negozio ti fa risparmiare tempo e ti fa mantenere tutto il posizionamento che hai costruito, che è un patrimonio vero. Se invece il sito è vecchio e appesantito, mettere il negozio dentro significa costruire sulla sabbia: in quel caso preferisco rifare la base e poi aggiungere il negozio, anche se il preventivo iniziale sembra più alto.
Se devo chiudere con una frase sola: la piattaforma scegliela guardando chi la manterrà e quali stranezze ha la tua azienda, non guardando quale ha la lista di funzioni più lunga. Le funzioni le hanno tutte, ormai. Quello che cambia è quanto ti costerà convivere con quella scelta nei prossimi tre anni, ed è esattamente la cosa che nessun confronto letto online può sapere al posto tuo.
Non sai quale delle due fa al caso tuo?
Scrivimi due righe con cosa vendi, quanti prodotti hai e chi se ne occupa in azienda: ti dico cosa farei io e perché, anche se poi decidi di farlo con qualcun altro.