C'è una telefonata che mi arriva con una certa regolarità e suona più o meno così: sto spendendo mille euro al mese in pubblicità, arrivano visite ma non arriva niente, secondo te il problema è la pagina? Nove volte su dieci sì, è la pagina. E nove volte su dieci, quando la apro, il problema si vede nei primi tre secondi.
Ti dico subito che non ho una formula segreta e diffido di chi te la vende. Però ho visto parecchie pagine funzionare e parecchie altre no, e le differenze sono sempre le stesse, tanto che ormai ho una specie di lista mentale che scorro quando ne apro una nuova. Te la racconto qui, con qualche storia vera dentro.
Il caso del condizionatore che non c'era
Comincio con l'errore più costoso che vedo, quello che da solo brucia più soldi di tutti gli altri messi insieme. Un'azienda di climatizzazione della zona faceva pubblicità su una ricerca molto specifica: chi cercava l'installazione di un certo tipo di impianto per casa. L'annuncio era scritto benissimo e prometteva proprio quello.
Cliccavi e finivi sulla homepage. Una homepage bella, per carità, con la foto del team, la storia dell'azienda fondata nel 1987, i valori, quattro settori di attività tra cui industriale e navale. Di quel tipo di impianto per casa, nessuna traccia visibile senza scendere e cercare.
Mettiti nei panni di chi arriva. Ha cercato una cosa precisa, ha letto una promessa precisa, clicca, e si trova in un posto che parla d'altro. Non pensa neanche che ci sia stato un errore: pensa semplicemente che non è il posto giusto, torna indietro e clicca sul concorrente. Quel clic l'azienda l'aveva pagato. Abbiamo fatto una pagina dedicata a quel singolo servizio, che diceva in alto esattamente la stessa cosa dell'annuncio, e le richieste sono partite con lo stesso budget di prima.
La regola che ne tiro fuori è semplicissima: chi arriva deve leggere in alto, senza scorrere, la conferma di essere nel posto giusto. Stessa promessa dell'annuncio, stesse parole se possibile. Non è una finezza da esperti di comunicazione, è educazione di base verso chi ha appena cliccato.
Cinque secondi per rispondere a tre domande
Quando guardo la parte alta di una landing, controllo che risponda a tre cose. Cosa mi stai offrendo esattamente. Per chi è. Cosa devo fare adesso. Se una di queste tre manca, la pagina perde gente.
Sembra banale ma è violato di continuo. Vedo titoloni tipo la soluzione su misura per la tua crescita, oppure innovazione e qualità dal 1987, che non dicono assolutamente niente. Poi vedo un sottotitolo generico e un bottone che dice scopri di più, che è il modo più elegante per non chiedere niente a nessuno.
La versione che funziona è molto più prosaica. Titolo: che cosa fai e per chi. Sottotitolo: in cosa sei diverso o cosa includi. Bottone: l'azione concreta, tipo chiedi un sopralluogo gratuito oppure ricevi il preventivo in 24 ore. Se ti sembra poco creativo, tieni presente che la persona che legge non sta valutando la tua creatività: sta decidendo se restare.
La prova che convince davvero non è la recensione a cinque stelle
Tutti mettono le recensioni. Il problema è che quasi tutte le recensioni che vedo sulle landing sono inutili, perché dicono cose come professionali e puntuali, consigliatissimi, ottimo servizio. Sono vere, magari, ma non spostano nessuno, perché chiunque può scriverle e nessuno ci crede più.
Quello che sposta davvero è la prova concreta e specifica. Il numero di installazioni fatte in provincia. La foto del lavoro prima e dopo, con la data. Il nome dell'azienda cliente, se ti autorizza. Il tempo medio di intervento misurato, non promesso. La frase di un cliente che racconta una situazione precisa: avevamo un problema con X, in due giorni l'hanno risolto così.
Una cosa che ha funzionato molto bene su un paio di progetti è stata mettere anche quello che non si fa. Una ditta di ristrutturazioni ha scritto nella pagina che non si occupa di piccoli interventi sotto una certa soglia, e che per quelli consiglia altri. Il numero di richieste è calato, il numero di richieste buone è salito, e il titolare ha smesso di passare le serate a fare preventivi per lavoretti da duecento euro. Dire per chi non sei adatto è una delle forme di credibilità più forti che esistano.
Il modulo: ogni campo in più è gente che se ne va
Qui faccio sempre la stessa battaglia con i clienti, e la perdo circa metà delle volte. L'azienda vuole sapere tutto prima di richiamare: nome, cognome, azienda, ruolo, telefono, mail, città, provincia, budget indicativo, tempistiche, come ci hai conosciuto, e un campo note obbligatorio.
Capisco il motivo: nessuno vuole perdere tempo con richieste non serie. Però sta succedendo l'opposto di quello che si crede. Le persone davvero motivate ti chiamerebbero comunque, i curiosi se ne vanno, e in mezzo c'è la fetta più grossa, quella dei tiepidi interessati, che si stufa e chiude. E quella fetta è dove sta il fatturato.
Quello che propongo, e che quando riusciamo a farlo dà sempre risultati, è chiedere il minimo indispensabile per poter richiamare: come ti chiami, come ti contatto, due righe su cosa ti serve. Tutto il resto lo scopri in trenta secondi di telefonata, in cui tra l'altro fai una impressione migliore che con un interrogatorio scritto.
Se proprio hai bisogno di qualificare, un trucco che funziona è mettere una sola domanda a scelta rapida, tipo tre pulsanti con le fasce di intervento o il tipo di immobile. Un clic, non una digitazione. La gente clicca volentieri e scrive malvolentieri, soprattutto dal telefono.
Cosa succede dopo l'invio, ovvero il buco nero
Questa è la parte che nessuno guarda e che secondo me è la più sprecata di tutte. Una persona ti ha appena dato i suoi dati. È il momento di massima attenzione che avrai mai da lei. E cosa riceve? Una scritta grigia che dice grazie, il tuo messaggio è stato inviato.
Su quella pagina di ringraziamento puoi fare parecchio. Dire entro quanto richiami davvero, e poi rispettarlo. Dare il numero diretto per chi ha fretta. Mostrare due lavori fatti. Spiegare cosa succederà: prima una telefonata di dieci minuti, poi eventualmente un sopralluogo, poi il preventivo. Le persone si tranquillizzano quando sanno cosa aspettarsi, e una persona tranquilla risponde al telefono quando la richiami.
E poi c'è la velocità di risposta, che non è un tema di sito ma è la cosa che più di ogni altra decide se quella richiesta diventa lavoro. Ho visto aziende con landing mediocri chiudere tantissimo perché richiamavano in dieci minuti, e aziende con pagine bellissime perdere tutto perché rispondevano dopo tre giorni. Se stai per investire in pubblicità, prima assicurati che ci sia qualcuno pronto a rispondere.
Gli errori tecnici che vedo ancora nel 2026
Faccio un elenco veloce di cose che continuo a trovare e che non dovrebbero più esistere, ma esistono.
- Pagine che dal telefono ci mettono sei o sette secondi ad apparire, perché caricano un video di sfondo da dieci megabyte.
- Il banner dei cookie che copre il bottone principale e non si chiude bene dal telefono.
- Numeri di telefono scritti come testo semplice, che dal telefono non si possono premere per chiamare.
- Moduli che dopo l'invio ricaricano la pagina e fanno perdere tutto se c'è un errore.
- Nessun tracciamento delle conversioni, quindi la pubblicità non impara niente e continua a portare il pubblico sbagliato.
- Pagine che si aprono con una finestra a comparsa dopo due secondi, prima ancora che la persona abbia capito dove è finita.
Su quest'ultimo punto: le finestre a comparsa non sono il diavolo, ma il momento conta. Una che appare dopo due secondi interrompe una persona che sta ancora capendo se restare. Una che appare quando sta per uscire, o dopo che ha letto metà pagina, è un'altra cosa. È la differenza tra il commesso che ti salta addosso appena entri e quello che ti lascia guardare e poi si avvicina.
Una pagina per ogni cosa che vendi
L'ultimo consiglio, e forse il più importante dal punto di vista pratico, è di non cercare la pagina unica che vada bene per tutto. Se fai pubblicità su tre servizi diversi, servono tre pagine diverse. Costa un po' di più all'inizio e si recupera in fretta, perché ogni pagina può parlare la lingua esatta di chi la sta cercando.
Vale anche per le zone, se lavori su territorio. Una pagina che parla di interventi a Rimini e una che parla della zona di Cesena non sono la stessa pagina con il nome cambiato: hanno riferimenti diversi, lavori fatti diversi, magari tempi di intervento diversi. Chi cerca vicino casa sua vuole vedere casa sua.
| Elemento | Versione che non funziona | Versione che funziona |
|---|---|---|
| Titolo | Soluzioni su misura per te | Zanzariere su misura a Rimini, posa in 7 giorni |
| Prova | Clienti soddisfatti dal 1987 | Oltre 400 installazioni in provincia, foto dei lavori |
| Modulo | Undici campi obbligatori | Nome, telefono, due righe sul problema |
| Bottone | Scopri di più | Chiedi il sopralluogo gratuito |
| Dopo l'invio | Messaggio inviato | Ti richiamo entro 4 ore lavorative, ecco il diretto |
Le domande che mi fanno più spesso
Domande che mi fanno quasi sempre le persone che gestiscono il budget pubblicitario e non vedono ritorni.
Quante richieste dovrei aspettarmi da una landing fatta bene?
Ti do un'indicazione molto prudente perché dipende tantissimo dal settore, dal prezzo di quello che vendi e da quanto è calda la ricerca. Su servizi locali con ricerche molto specifiche, una pagina ben fatta porta risultati sensibilmente migliori di una homepage generica, spesso di parecchie volte. Ma il numero assoluto non significa niente fuori contesto: quello che conta è quanto ti costa ogni richiesta utile e quanto vale un cliente per te. Se un cliente ti vale tremila euro, puoi permetterti richieste molto più care di chi vende un servizio da cento euro.
Meglio una landing separata o una pagina del sito?
Nella maggior parte dei casi che seguo, una pagina del sito ben fatta e dedicata a quel servizio funziona benissimo e ha il vantaggio di lavorare anche per il posizionamento naturale, non solo per la pubblicità. Le landing completamente separate, senza menu e senza uscite, hanno senso quando fai campagne con un'offerta specifica e temporanea o quando il pubblico è molto freddo e ogni distrazione pesa. Se devi scegliere e hai budget limitato, io parto sempre dalla pagina di servizio: la paghi una volta e lavora per anni.
Ha senso usare i costruttori visuali per fare le landing?
Hanno un vantaggio reale, che è l'autonomia: chi si occupa di marketing in azienda può creare e modificare pagine senza chiamare me ogni volta, e questo vale parecchio. Il rovescio della medaglia è il peso: molti di questi strumenti producono pagine pesanti, e su una campagna a pagamento la lentezza si paga in soldi veri. Il compromesso che uso spesso è preparare dei blocchi già pronti e leggeri che il cliente può combinare, così ha l'autonomia senza il costo in prestazioni.
Devo mettere il prezzo in pagina?
Quasi sempre ti dico di sì, almeno come ordine di grandezza, e so che è una posizione impopolare. Il timore è di spaventare la gente, ma quello che succede davvero è che si spaventano quelli che non potevano permetterti comunque, e in cambio guadagni fiducia da tutti gli altri. Una frase come i nostri interventi partono da una certa cifra e variano in base a due o tre fattori ti fa risparmiare un sacco di telefonate inutili. Se proprio non puoi dare un numero, spiega almeno da cosa dipende il prezzo: anche quello è una forma di trasparenza che la gente apprezza.
Se dovessi ridurre tutto a una cosa sola, direi questa: la landing che funziona è quella scritta dal punto di vista di chi arriva, non di chi vende. Chi arriva ha un problema, ha appena cliccato e ha poca pazienza. Se in dieci secondi capisce che risolvi esattamente il suo problema, che l'hai già fatto per altri come lui e che chiederti un preventivo costa trenta secondi, ti scrive. Tutto il resto è contorno.
Stai spendendo in pubblicità e le richieste non arrivano?
Scrivimi dal modulo e mandami l'indirizzo della pagina su cui mandi il traffico, con due righe su cosa offri e a chi. Me la guardo come se fossi un tuo cliente e ti dico dove si perde la gente. Senza pressione e senza gergo.